IL RIFUGIO
I Rifugi Alpini, punti di partenza o più semplicemente
punti di arrivo o di sosta, sono costruzioni, il più
delle volte rustiche, poste generalmente a quote abbastanza
elevate ed in zone montane piuttosto appartate e fuori
mano.
Nel loro significato attuale di luogo di ricovero per
persone che, per diletto, vogliono frequentare la montagna
sotto le svariate forme che essa presenta ed offre, i
primi Rifugi Alpini nascono sulle Alpi nel 1866, tre anni
dopo la fondazione del Club Alpino Italiano, anche se
le prime baite-rifugio nascono ben prima, dettate dalle
esigenze dei primi conquistatori delle più alte
vette.
Tra il 1866 e il 1900 vengono costruiti quasi tutti i
nostri più importanti Rifugi sempre da parte del
CAI, che allora era una istituzione riservata a pochi
eletti che si prefiggeva come scopi primari la conquista
e la conoscenza delle Alpi, ed in zone, allora, di accesso
molto difficile. Ma le radici più profonde della
parola “rifugio” si affondano in un contesto
culturale ben diverso: quello economico, degli scambi
commerciali e delle spedizioni militari, e pure quello
religioso, di pellegrinaggio ai grandi Santuari, che fece
sorgere sui più importanti Passi i primi “hospitia”
ad opera dei monaci.
In Alta Valtellina, ancor lungi dal pensare allo sviluppo
oggi assunto dalle aree montane più inaccessibili
ed allora considerate piene di leggende paurose, furono
le importanti vie di comunicazione, quali la “Via
Imperiale d’Alemagna” o la “Via Maestra
dell’Ombràglio” che portavano al Monastero
di S. Maria (fondato nel 786), a favorire la nascita sulle
nostre montagne di numerosi punti di sosta e di ristoro,
pure definiti “hospitali”.
Nel Contado di Bormio, sin dal periodo medioevale, si
ricorda l’ospitale di San Giacomo di Fraéle,
utilizzato da mercanti e pellegrini, menzionato in una
rogazione del 1287 dal Notaio Marco de Claro di Bormio
ed indicato come “Cazabella”.
Anche in Val del Bràulio, presso i Bagni Vecchi,
esisteva una taverna, e pure in Val di Livigno. In Valfurva
gli antichi documenti parlano di una osteria adibita ad
ospitale nella piana di Magliavacca (oggi Santa Caterina),
come ricorda Giasone Foliani nelle sue memorie manoscritte
datate 1634.
Lo stesso Monastero di Serravalle con l’annessa
antichissima chiesetta di San Martino, purtroppo ora sepolto
sotto la gigantesca frana della Val Pola del Luglio 1987,
esercitava funzioni di ospitalità per pellegrini
ed i viandanti.
I famosi Statuti Civili della Contea di Bormio regolamentavano
in modo ferreo questo ben articolato servizio di appoggio
ed assistenza a mercanti e viandanti svolto da taverne
ed osterie comunali.
Oggi, grazie alle possibilità offerte dallo sviluppo
della tecnologia e date le mutate esigenze dei fruitori
della montagna, i Rifugi Alpini tendono sempre più
a diventare dei veri e propri alberghetti di montagna.
Anche il rapporto con il Gestore tende ad evolversi in
funzione di queste esigenze.
La rete di Rifugi e punti di appoggio che si è
sviluppata in Alta Valtellina è, per l’alpinista
e per l’escursionista, più che soddisfacente
e sempre più organizzata e definita. Ma anche se
oggi non si vedono più salire a dorso di mulo i
rifornimenti, resta sempre questa “filosofia”
del Rifugio e quello strano sapore che rimane dopo avervi
passato una serata, vicino a persone magari sconosciute
ma subito amiche.
IL BIVACCO
E’ un piccolissimo rifugio posto normalmente in
alta quota, su creste, valichi o alla base di importanti
pareti. Non è raggiungibile con strade carrozzabili
e talvolta si trova in prossimità di una vetta.
Serve come posto di ricovero per gli alpinisti che pernottano
prima di affrontare una scalata o come rifugio per gli
stessi in caso di maltempo. In questa funzione, talvolta,
è stato determinante per la sopravvivenza delle
cordate sorprese dalle intemperie.
Il Bivacco è costituito da un unico locale di
pochi metri quadrati che può ospitare 4 –
6 – 9 persone.
I primi Bivacchi erano costruiti in pietra e legno. Successivamente
alle pietre sono state preferite pareti semi-prefabbricate,
in metallo, rivestite in legno o materiali pressanti,
assemblate sul posto.
Attualmente, con le disponibilità dei trasporti
mediante elicottero, sono realizzati completamente in
fabbrica con tecnologie avanzate e componenti usati dall’industria
per celle a bassissima temperatura, quindi perfettamente
isolati contro il freddo, il vento e l’umidità.
Particolarmente curati sono i ricambi d’aria e l’utilizzo
ergonomico degli spazi. Sono dotati di cuccette con coperte
e cuscini, un modulo di cottura a gas in acciaio inox,
scaffalature e cassetti per stoviglie, un tavolo allungabile,
sgabelli, lampade a gas, scatola medicinali per pronto
soccorso. Non sono mai dotati di W.C.
Affinché i Bivacchi possano svolgere le funzioni
per le quali sono realizzati, è importante che
siano collocati in zone di alta quota, non soggette a
valanghe o frane, su itinerari alpinistici, distanti da
strade e al riparo da quei gruppi di gitanti che non si
fanno scrupolo di manometterli , inquinando oltretutto
il territorio circostante con i loro rifiuti.
Anche se l’etica alpinistica e il comportamento
civile sono alla base della conservazione dei Bivacchi,
esistono precise norme di comportamento e corretto utilizzo
degli stessi.
(Cit., Giovanni Peretti, “Rifugi alpini, bivacchi
e itinerari scelti”, Alpinia Editrice, collana “Le
guide di Alpinia”)
Per saperne di più: www.alpinia.net/rifugi_bivacchi.html
RIFUGI E BIVACCHI IN ALTA VALTELLINA
- "Luigi Pizzini - Carlo ed Augusto Frattola"
e "Zeledria" m. 2706
Sono situati nella splendida valle Cedec, ai piedi delle
cime del Gran Zebrù e del Cevedale.
Di proprietà del CAI di Milano, sono aperti nel
periodo estivo da fine giugno a metà settembre
ed in primavera da metà marzo a metà maggio.
Sono provvisti di un confortevole locale invernale con
una ventina di posti letto.
- "Gianni Casati" e Alessandro Guasti m.
3254
Sovrasta il rifugio Pizzini, dal quale è possibile
vederlo: è situato a margine della sella glaciale
del Passo del Cevedale.
E' di proprietà del CAI di Milano, e il periodo
di apertura è analogo a quello del rifugio Pizzini.
Effettua servizio di noleggio di materiale alpinistico.
E' provvisto di locale invernale.
- "Cesare Branca" m. 2493
Sorge tra la valle delle Rosole e la valle dei Forni.
Vi si accede dalla strada carreggiabile che da Santa
Caterina va ai Forni.
La via invernale, segnata da numerosi paletti, attraversa
il fondovalle, per poi risalire passando dal piccolo
laghetto sottostante. E' sconsigliabile percorrere la
strada carreggiabile estiva in condizioni di neve instabile,
in quanto si attraversano un paio di punti critici.
E' il punto di partenza per numerose escursioni, verso
la Punta San Matteo, il Pizzo Tresero, il Palon de la
Mare, il Monte Cevedale, il monte Pasquale.
Anche quest'ultimo di proprietà del CAI di Milano,
è aperto in primavera da metà marzo a
fine maggio ed in estate da fine giugno a metà
settembre.
E' attrezzato con due piccoli locali invernali, ai quali
si accede tramite una scala a pioli.
- Bivacco passo dello Zebrù m. 3010
Sorge sul valico del passo dello Zebrù, con accesso
dalla val Zebrù o dalla val Cedec. Di proprietà
delle Guide di Valfurva, è in cattivo stato di
conservazione, anche a causa di atti vandalici. Non
vi sono nè materassi nè coperte.
In inverno è difficile accedervi in quanto la
porta viene bloccata da una grande quantità di
neve.
- Capanna Battaglione M. Ortles m. 3130
Sorge sulla cima di val Umbrina. Vi si accede dal passo
del Gavia ed è un ottimo punto di partenza per
il San Matteo. Di proprietà dell'ANA di Valfurva,
è in ottime condizioni. Purtroppo alcuni escursionisti
hanno deciso di trasformare l'area circostante in discarica
per rifiuti, rovinando il meraviglioso paesaggio che
ci viene offerto.
- Bivacco Paolo Ferrario m. 2340
E' situato in val Cardonè, e vi si accede da
Isolaccia.
Costruito nel 1956 fu il secondo Bivacco del tipo ricoperto
in lamiera, dopo il Meneghello (del 1952), realizzato
in alta Valtellina. La Sezione del C.A.I. di Dervio
proprietaria lo volle mettere in alta Val Cardonè,
confluente minore della Val Viola Bormina, e dedicare
alla memoria del Tenente Paolo Ferrario. Serviva egregiamente
per l'ascensione alla Cima Piazzi, un tempo chiamata
Cima dei Piazzi ed il cui nome pare derivi dal cognome
di una famiglia valtellinese anticamente titolare dei
diritti di pascolo sugli alpeggi ai piedi del monte
(ma in una pergamena del 1547 dell'archivio Comunale
di Grosio si legge "Corno di Pozi').
Il Ferrario durante gli anni '80 andò in degrado,
anche per l'incuria dei passanti, e fu sostituito con
un analogo prefabbricato in lamiera nell'estate del
1988.
- Bivacco Maurilio Cantoni m. 2625
Di proprietà del CAI di Bormio, è situato
sul crinale tra la val Lia e la val Cardonè.
Vi si accede dall'alpe Borron; è un ottimo punto
di partenza per raggiungere la vetta della Cima Piazzi.
Dedicato alla memoria del bormino Maurilio Cantoni,
appassionato alpinista colpito da una scarica di ghiaccio
nell'Agosto del 1978 al ritorno da un'ascensione alla
Cima Piazzi, sul versante che domina la Val Lia, il
Bivacco e' stato donato nel 1980, da parenti ed amici
di Maurilio, alla Sezione di Bormio del CAI.
Assieme all'uguale Bivacco Strambini in Val di Sacco,
è uno dei più recenti ricoveri fissi a
struttura metallica installato sulle montagne dell'alta
Valtellina. Costruito con materiali e tecniche derivanti
dall'esperienza impiantistica di celle a bassa temperatura,
il "Cantoni" offre un comfort raramente riscontrabile
in analoghe strutture, pur disponendo ovviamente dello
spazio vivibile molto limitato caratteristico di queste
costruzioni. La posizione nella quale è inserito
è stata ben azzeccata non solo in funzione degli
scopi alpinistici che un Bivacco si deve prefiggere,
ma anche per quanto riguarda l'aereo panorama su tutta
la Valdidentro che da esso si gode.
Nelle stagioni invernale e primaverile il Bivacco è
raggiungibile, lungo la stessa via di accesso estiva,
solamente con sicure condizioni di stabilità
del manto nevoso. Esso è infatti indispensabile
punto d'appoggio per la salita sci-alpinistica alla
Cima Piazzi, che la guida "Dal Sempione allo Stelvio"
(CDA-1 977) considera "un itinerario di gran classe,
tra i più completi e difficili di questo volume"
e riservato ad ottimi sciatori-alpinisti. Il Bivacco
Cantoni, che può servire anche per interessanti
e poco conosciuti trekking estivi in questo gruppo montuoso,
può essere raggiunto anche seguendo la suggestiva
e solitaria Val Cardonè e passando per il Bivacco
Ferrario, itinerario molto consigliabile avendo più
tempo a disposizione (con tempi di salita di ore 3-3.30).
- Capanna Dosdè m. 2824
Di proprietà del CAI di Bormio, è edificato
completamente in muratura. E' situato al Passo Dosdè,
nel Gruppo montuoso Viola - Lago Spalmo, nella sella
che divide la cima Viola dalla cima di Saoseo.
La Capanna Dosdè fu costruita, "solida costruzione
in muratura costituita da un solo locale di metri 4
x 4 rivestito in legno", nel lontano 1890 dalla
Sezione di Milano del CAI, che sostenne, allora, una
spesa di L. 2.200 ("senza il mobiglio"). Promotore
e principale artefice della sua costruzione fu l'alpinista
Cav. Antonio Cederna (già Presidente della Sezione
Valtellinese e, negli anni successivi, pure Presidente
della Sezione di Milano), che ne determinò pure
l'ubicazione, aiutato e consigliato dalla Guida G. Krapacher
di Premadio, detto "Todeschin", già
buon conoscitore delle Alpi di Val Grosina in quanto,
negli anni precedenti, aveva sovente accompagnato nelle
loro peregrinazioni sui monti i topografi del Regio
Istituto Geografico Militare. Alla realizzazione diedero
un disinteressato contributo anche i Grosini Caspani
Angelo, Sassella Giovanni e la Guida Pietro Rinaldi,
sotto la direzione di Don Cristoforo Pini, buon alpinista
che collaborò egregiamente con la Sez. di Milano
del CAI anche per la costruzione del Ricovero di Eita.
Il 16 Agosto del 1891 trentacinque alpinisti parteciparono
con molta soddisfazione all'inaugurazione della bella
capanna. Madrina della cerimonia fu nominata la "valorosa
alpinista" Maria Rognoni, giunta da S. Caterina.
Alla Capanna fu presto applicata da Pietro Rinaldi la
famosa " Vereinschloss", sorta di serratura
universale, la cui chiave poteva essere ritirata a Grosio
o presso lo stesso Rinaldi, o presso l'albergatore Gilardi.
La tassa di pernottamento era di L. 1 per i Soci CAI
e L. 2 per i non Soci (che dovevano pagare L. 1 per
il solo ingresso). Dopo la Il Guerra mondiale andò
completamente in abbandono e fu ristrutturata nel 1955,
"riconquistando il suo posto dignitoso fra le Capanne
delle nostre Alpi". Nei successivi anni settanta
le intemperie e le inciviltà la resero nuovamente
inservibile, ma nonostante questo i visitatori continuavano
ad aumentare (dai 37 registrati nel 1968 si passò
ai quasi 200 nel 1974). Rischiando di andare in completa
rovina, ottimo punto d'appoggio per quel gruppo montuoso
ma soprattutto baluardo della cultura alpinistica di
queste montagne, fu acquistata per un prezzo simbolico
dalla Sezione di Bormio del CAI che provvide, nel 1982
al suo completo rifacimento, lasciando inalterata la
struttura esterna in muratura.
- Bivacco Caldarini m. 2508
Di proprietà della sezione di Desio del CAI,
è situato in fondo all'ampia spianata della Val
Dosdè, in sinistra idrografica, sui dossi sottostanti
la vedretta omonima dominata dalle Cime di Lago Spalmo.
Visibile dalla valle.
Risalente all'inizio degli anni settanta, questo Bivacco
del tipo ricoperto in lamiera è stato, purtroppo,
ubicato con scelta poco felice, soprattutto per quanto
riguarda la sicurezza nel periodo invernale e primaverile.
Occorre dir chiaro che il bivacco Caldarini è
situato su di un dosso soggetto, se pur non frequentemente,
al pericolo di caduta di valanghe, sia di tipo invernale
che primaverile. Pur essendo risaputo che il rischio
di caduta di valanghe è, in un anno, limitato
a pochi giorni, si consiglia a chi volesse usufruirne
per lo sci-alpinismo di valutare attentamente le condizioni
di stabilita' del manto nevoso, oltre che di prestare
attenzione all'evoluzione delle situazioni meteorologiche
in atto e previste. Il Bivacco è sito su di uno
sperone roccioso lisciato dall'azione glaciale e dominante
la Val Dosdè. Sugli ampi e riposanti pascoli
di questa caratteristica valle alpina, abitata da marmotte
sempre in allarme, giace l'omonimo Alpeggio di proprietà
del Comune di Valdisotto, dove si possono trovare genuini
prodotti caseari e per il quale la Comunità Montana
dell'Alta Valtellina nutre auspicati progetti agrituristici,
assieme ad altri Alpeggi analogamente utilizzabili.
Il Bivacco Caldarini, oltre che per le salite alle Cime
di Lago Spalmo, è potenziale punto d'appoggio
estivo per itinerari escursionistici di vario impegno
e durata in questo bellissimo gruppo montuoso.
- Rifugio Falck m. 2005
E' posizionato in alta Val Grosina, sopra il nucleo
rurale di Eita dal quale è visibile. Sorge, in
mezzo ai pini mughi, su di un evidente risalto roccioso
dominante la valle, di proprietà della sezione
di Dervio del C.A.I.
E' dotato di 24 posti letto, stoviglie, uso cucina,
possibilità di riscaldamento a legna, acqua all'
interno del Rifugio da fine Giugno a fine Agosto (altrimenti
reperibile nel vicino torrente). Locale invernale solo
per emergenza.
Il Rifugio, costruito nel 1936 e dedicato dalla Sezione
di Dervio del C.A.I. al Sen. Enrico Falck, è
situato al margine di una modesta ma molto panoramica
spianata che domina la valle grosina orientale (detta
Val de S-cèn), posta sotto le pendici meridionali
del Sasso Maurigno. Ad occidente è sovrastato
dalle rocciose pendici del Sas de Calos, che racchiudono
a nord uno stupendo laghetto alpino, chiamato Lach Turchin
(erroneamente riportato nella cartografia ufficiale
come Lago Calosso), mentre a poche centinaia di metri
di distanza in diresione sud-est sono ubicate le baite
di Casaurööl ( m 1925). Sopra questo tipico
nucleo rurale, dimora temporanea di alta montagna, si
apre l' omonima valle, chiusa a meridione dalla frastagliata
costiera rocciosa chi i Grosini chiamano al mat de Redasch,
che porta al Pas de Zandìla (m 2801) attraverso
il quale si discende in Valdisotto. Attualmente il Rifugio
è dato in custodia alla famiglia di Giuseppe
Rinaldi di Grosio, che con la moglie ed il figlio Stefano
lo custodiscono nei mesi estivi di Luglio ed Agosto.
Per l' utilizzo del Rifugio Falck è sempre consigliabile
informarsi preventivamente presso il custode ( Tel.
0342/845542 a Grosio), ove pure sono depositate e disponibili
le chiavi per potervi accedere anche nei periodi di
chiusura.
- Bivacco Strambini m. 2534
E' situato in Val de Sach, in prossimità del
Làch del Zapélàsc ed immediatamente
a sud del Pas de Sach, che conduce in Val Viola Poschiavina,
di proprietà della Pro Loco di Grosio.
E' del tipo Tecnoalpi di Bormio, con struttura metallica
coibentata con pannelli sandwich, posti letto 9, fornello
a gas, stoviglie. Acqua circa ad una cinquantina di
metri a monte del Bivacco.
Il Bivacco ricorda Duilio Strambini, forte e generoso
alpinista Grosino, Guida Alpina, caduto in Grigna nel
1978 per di un fulmine. Profondamente innamorato delle
sue" montagne, Duilio Strambini ne aveva scoperto
i più piccoli segreti, percorrendole in lungo
ed in largo in tutte le stagioni e studiandole nei loro
vari aspetti, e ci teneva in modo particolare (e con
un pizzico di orgoglio) a farle conoscere, ed amare,
anche agli altri, alpinisti o semplici escursionisti
che fossero. Con le sue salite ed anche "vie"
nuove, che descriveva con passione, stava dando sicuramente
una moderna ed organica risvegliata alla storia alpinistica
delle Alpi di Val Grosina, iniziata ancora ai tempi
dell'alpinismo eroico-romantico alla fine del secolo
scorso e poi, dopo la Prima Guerra Mondiale, abbandonata
e dimenticata. Nelle descrizioni di altri punti d'appoggio
di queste valli si ha avuto occasione di citare alcuni
tra i più autorevoli personaggi che hanno dato
un importante contributo, in quel tempo ormai dimenticato,
alla conoscenza delle montagne Grosine e che hanno lasciato
acuti scritti anche sulle abitudini e sul carattere
delle genti che vi abitavano.
La scoperta alpinistica di questi monti è dovuta
ad un gruppetto di "Signori" Inglesi: Freshfield,
Walker, Finney Lewin e Thomas, con le loro Guide di
Pontresina, che sin dal 1866 esplorarono la parte più
settentrionale del Gruppo. In seguito vi fu una discreta
affluenza di alpinisti tedeschi ma, dopo un periodo
intorno al 1875 che vide le solitarie (e probabilmente-non
tutte note) salite del Dottor Bartolomeo Sassella di
Grosio, tra cui la Cima Pìazzi, la Cima di Lago
Spalmo e la 1ma salita assoluta della Cima Viola, fu
l'ultimo decennio dell'Ottocento il periodo di maggior
affollamento di questi monti, in una corsa alle cime
non ancora salite che oggi farebbe certamente sorridere.
Ed oltre a coloro che avevano come ambite mete le inviolate
cime, c'erano anche alcuni "Touristes" un
po'speciali, tra i quali a livello di aneddoto va ricordata
la ricca Contessa De Rigo, che con il suo numeroso corteo
di servitori andava a caccia di camosci. "Chi dice
Belga e chi Prussiana, di certo non Italiana" scriveva
G. Robustelli, cronista dell'Eco della Provincia di
Sondrio, stampato a Grosotto, e continuava descrivendola
"un vero colosso muliebre, figura matronale",
ma comunque molto sensibile d'animo visto che si portava
con sè anche il pianoforte ed un sacerdote, come
padre spirituale.
Ma fu il Cav. Antonio Cederna, già propugnatore
della costruzione della Capanna Dosdè oltre che
del Rifugio d'Eita, che presentò le valli Grosine
a Giorgio Sinigaglia il quale, subito innamoratosene,
prese a svolgervi campagne alpinistiche, sia estive
che invernali, che duravano più settimane ed
a scriverne e pubblicarne importanti resoconti, oggi
insostituibili documentazioni storiche. Le sue ricerche
confiuirono con quelle di altre due ben note figure
alpinistiche: il Reverendo W.A.B. Coolidge, dell'Alpine
Club Inglese, ed il Colonnello Barone von Prielmayer,
del Club Alpino Tedesco-Austriaco. I tre assieme, formando
una ideale cordata internazionale riunirono le loro
conoscenze ed esperienze di esplorazione di questi luoghi
e proposero al mondo aipinistico, riassumendo il loro
abbondante materiale, delle interessantissime "Tabelle
delle prime ascensioni e delle nuove denominazioni"
del gruppo. Anche Don Cristoforo Pini, canonico di Grosio,
non disdegnava di salire le sue montagne, ed a lui fu
pure dedicato il colle posto tra le due punte del Redasco
(chiamate punta Elsa, la piu' bassa, e Punta Maria,
quella quotata 3139, dai primi salitori).
Ovviamente non bisogna dimenticare che tutte le più
importanti ascensioni che risalgono a quel periodo pionieristico
venivano fatte con l'accompagnamento di Guide Alpine,
tra le quali spiccavano il Grosino Pietro Rinaldi, G.
Krapacher di Premadio, e poi ancora i Compagnoni, Pedranzini,
Confortola, e così via. Il materiale che questi
personaggi lasciarono servì dopo non molto tempo
(i 909) ai due alpinisti del G.L.A.S.G. (Gruppo Lombardo
Alpinisti Senza Guide) Corti e Laeng per pubblicare
una delle prime guide alpinistiche di tutta la catena
alpina: "Le Alpi di Val Grosina", ancor oggi
lo studio più organico esistente su questo gruppo
montuoso.
Duilio Strambini, che troppo presto ha lasciato le sue
montagne, sarebbe stato certamente il continuatore più
qualificato di questo lavoro, sia per la sua preparazione
che per il profondo, atavico, affetto che aveva per
questo angolo di Alpi. Il suo Bivacco, posto nella meravigliosa
conca del Zapélàsc, dove è incastonato
l'omonimo laghetto di origine glaciale, ricorda appunto
la sua figura di alpinista, pacato e sempre sorridente.
Ogni anno i suoi amici e la Pro Loco di Grosio organizzano
una gara-camminata che lo raggiunge partendo da Fusìn.
- Rifugio V Alpini - Bertarelli m. 2878
Sorge su uno spalto roccioso della ripida Valle del
Rio Marè, nell'alta Val Zebrù nei pressi
della fronte dell'omonima vedretta. Il panorama dominato
dalla sovrastante mole e dello Zebrù e da un'imponente
cerchia di monti si apre a meridione verso il gruppo
del Confinale.
Inaugurato nel 1884 col nome di Capanna Milano ed ampliato
nel 1901 durante la Grande Guerra divenne centro di
difesa della Val Zebrù e della guerra sull'Ortles.
Ripristinato nel 1919-1920, veniva intitolato al Reggimento
V Alpini nel 1926 in ricordo di tutti gli Alpini caduti
su questo fronte. Riedificato due anni più tardi
per iniziativa di Guido Bertarelli e grazie all'opera
di un reparto alpino, fu inaugurato nel 1939. L'edificio
sussidiario nello stesso anno realizzato poco più
in basso (m 2870), dopo radicale ristrutturazione sostenuta
dalla famiglia Bertarelli, fu nel 1969 dedicato alla
memoria di Guido Bertarelli propugnatore di opere e
pubblicazioni alpinistiche, presidente della Sezione
(1938-1945), che su queste montagne combatté
valorosamente con i suoi Alpini nella guerra '15-'18.
Proprietario Sez. CAI Milano, Via S. Pellico 6, 20121
Milano, tel. 02/8056971-86463516 (+fax)
- Rifugio Viola m. 2314
Di proprietà privata, è situato in fondo
alla Val Viola. E' chiuso durante la stagione invernale
e non offre alcun riparo alternativo.
I numerosi laghetti alpini che si trovano nell'ampia
conca di origine glaciale, di cui il maggiore e più
conosciuto è quel bellissimo lago di sbarramento
morenico noto come Lago Viola, ricco di trote, costituiscono
senza dubbio il principale elemento geomorfologico che
caratterizza l'alta Val Viola.
Il Rifugio è stato ricavato ristrutturando una
vecchia Caserma militare risalente ai primi del '900,
di cui si sono mantenute le severe caratteristiche.
Sulle cartine topografiche compare ancora, generalmente,
come "Caserma di Val Viola". Questa stupenda
valle, pare si chiamasse, in origine, non Viola ma...
Bianca. Anticamente veniva, infatti, indicata come Albiola
(dal latino Albus = bianco) e, per probabile marchiano
errore dei topografi, cambiò colore in Val Viola,
nome comunque affascinante.
E' detta Val Viola Bormina, per distinguerla dalla sua
prosecuzione in territorio Svizzero, chiamata Val Viola
Poschiavina. Un tempo rivestiva grande interesse geografico,
che le era conferito dalla relativa facilità
con la quale era possibile da Tirano giungere alla Valle
di Fraéle evitando Bormio, e quindi il suo Forte
dei Bagni, oltre che quello di Serravalle. Questa cosa
ebbe infatti rilevante importanza nelle battaglie Franco-Austriache
del 1635, di cui si accenna pure nella descrizione della
Val di Fraéle.
Una notizia storica molto importante e quasi sconosciuta
è quella del passaggio in questa Valle di uno
dei più famosi e bravi orafi e scultori italiani:
Benvenuto Cellini. Il turbolento e litigioso artista
fu chiamato, nel 1540, alla Corte di Francesco I a Parigi,
che lo tolse dal carcere di Castel S. Angelo nel quale
lo aveva rinchiuso il Papa Paolo III, e decise di raggiungere
la Francia per la via di Ferrara e passando per le nostre
montagne.
Questo lo scarno resoconto che ci lasciò riguardante
il passaggio delle Alpi: "Presi il cammino per
terra di Grigioni, perchè altro cammino non era
sicuro rispetto alle guerre. Passammo le montagne dell'Alba
e della Berlina. Era agli otto di Maggio ed era neve
grandissima. Con grandissimo pericolo della vita nostra
passammo queste due montagne".
Le "montagne dell'Alba" fanno quasi sicuramente
riferimento all'Albiola, cioè alla Val Viola,
in quanto precedono quelle "della Berlina",
cioè il Passo del Bernina, che porta in terra
Grigiona. In centro alla Val Viola, sulla sua sponda
destra, fu rinvenuta alcuni anni or sono in località
Carícc una macina in pietra, tra i resti di un
antico mulino, testimonianza della coltura dei cereali
a quote oggi assolutamente impensabili e segno, quindi,
degli indiscutibili cambiamento climatici avvenuti.
Il Rifugio Viola è un'ottima base per gli escursionisti,
sia per le innumerevoli passeggiate di qualsiasi impegno
sia come punto d'appoggio per numerosi trekking, essendo
a cavallo tra i gruppi montuosi del Livignasco e le
Alpi di Val Grosina. Ma in questi ultimi anni pure gli
alpinisti hanno scoperto questo piccolo angolo di monti,
ed in particolare le severe pareti e creste del Corno
Dosdé, sulle quali sono state tracciate impegnative
vie in roccia. L'appellativo di Corno ben gli si addice.
Guardandolo dal Rifugio, il suo profilo si staglia contro
il cielo e proprio sulla vetta sembra fuoriuscire dalla
montagna stessa, contro le leggi di gravità,
un uncinato sperone roccioso rassomigliante ad un superbo
corno che spunta dalla testa di un gigantesco animale.
La vecchia Guida della Valtellina del 1884, forse un
po' troppo enfaticamente, paragonava questo sperone
cacuminale al famoso "Dente del gigante",
nel Gruppo del Monte Bianco.
Fonte : www.geocities.com
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