| ALLENAMENTO
IN QUOTA
Arnoga si trova ad un
altitudine di 1870 metri sul livello del mare, soleggiata
in estate e in inverno.
Molti allenatori e atleti di alto livello sostengono
il vantaggio di praticare l’allenamento in
quota; dopo esperienze pluriennali, è stato
comprovato che vi è un netto miglioramento
nell’ossigenazione, testato anche dalle analisi
ematiche cui sono sottoposti gli atleti.
Il fattore alta quota costituisce uno stimolo aggiuntivo
alla qualità dell’allenamento.
Per ottenere risultati migliori e duraturi l’esperienza
dell’alta quota va ripetuta nel corso degli
anni.
La durata ideale del soggiorno in quota sembra essere
tra le tre e le quattro settimane.
Gli orientamenti più recenti indicano come
opportuni due – tre soggiorni in quota all’anno.
Per questo Arnoga è la postazione ideale:
dormire a 1870 metri s.l.m. e allenarsi sfruttando
quote più alte quali: il Passo dello Stelvio,
il Passo del Foscagno, il Passo del Bernina...
Da questa location prende il via il percorso della
Decauville, una strada sterrata, in maggior parte
pianeggiante, a ridosso del versante sud della montagna,
con una splendida vista panoramica sulla vallata
della Valdidentro, osservata dall’imponente
Cima Piazzi, ottima per allenamenti specifici in
quota.
Sempre partendo da Arnoga si può imboccare
la Val Viola, altro percorso simile al precedente
ma con frequenti saliscendi.
La Decauville e la Val Viola possiedono tutte le
caratteristiche che permettono lo svolgimento di
allenamenti in alta quota, per diversi tipi di sport,
per professionisti e per amatori.
Inoltre, a breve distanza, è stata realizzata
la pista skiroll di Le Motte particolarmente adatta
agli atleti di sci di fondo e biathlon, molto tecnica,
con innumerevoli saliscendi e campo tiro.
Arnoga, da alcuni anni, ospita la squadra nazionale
norvegese di biathlon. In una recente intervista
il campione norvegese Bjorndalen ha dichiarato:
“Qui, oltre al vantaggio di essere molto vicini
allo Stelvio, possiamo usufruire di una pista skiroll
tecnica e varia. Con i suoi saliscendi ti permette
di giungere al campo tiro con le pulsazioni abbastanza
alte. Ciò è un grosso vantaggio in
vista delle gare invernali.”
Da quest’anno anche la squadra lettone femminile
di biathlon ha scelto Arnoga, per cercare la forma
migliore in vista di un’intensa stagione agonistica.
Il biathlon mondiale sembra essersi dato appuntamento
in Alta Valtellina per gli stage estivi.
ALLENARSI IN QUOTA: L'AIUTO
NATURALE
Negli anni recenti molti atleti di alto livello
e preparatori atletici hanno inserito in varie fasi
della programmazione, periodi di allenamento da
svolgersi ad altitudini comprese tra i 1800 e i
2500 mt., ottenendo spesso risultati agonistici
di rilievo nelle discipline di resistenza. I dati
fisiologico scientifici appaiono tuttavia non univoci,
realizzandosi una frequente discrepanza tra favorevoli
esperienze di campo e ricerca scientifica.
In sintesi gli effetti positivi e ricercati di
un soggiorno in quota derivano principalmente dalla
riduzione della pressione parziale di ossigeno (ipossia)
a livello ambientale e degli alveoli polmonari;
ciò induce modificazioni adattive nel metabolismo
di vari organi quali incremento dell’emoglobina
circolante e della capillarizzazione, che consentono
all’atleta di avere prestazioni migliori a
quote inferiori, per la persistenza di tali adattamenti.
Gli aspetti fisiologici negativi dell’allenamento
condotto in altitudine derivano da una riduzione
della massima potenza aerobica, del livello di soglia
e della capacità anaerobica lattacida, con
riduzione della massima capacità di prestazione.
Da qui la necessità di ridurre l’intensità
dei carichi di allenamento per non incorrere in
un’acidificazione muscolare eccessiva e di
non prolungare oltre le 3-4 settimane il soggiorno,
inserendo, se possibile, alcune sedute di lavoro
di velocità a quote inferiori.
Su tali basi, la soluzione ideale per l’atleta
che volesse utilizzare gli aspetti positivi della
quota senza subirne quelli sfavorevoli, sarebbe
rappresentata dalla possibilità teorica di
soggiornare in alta quota e di allenarsi a livello
del mare (“living high, training low”).
Tuttavia l’esperienza, ancora una volta,
ci insegna come un allenamento in quota condotto
in modo strategicamente adeguato, abbia coinciso
e consenta risultati agonistici di rilievo negli
atleti di resistenza (specie nei fondisti).
Ciò fa rilevare che l’allenamento in
quota possa costituire un importante stimolo aggiuntivo
in atleti evoluti, in vista di appuntamenti agonistici
importanti, come conferma il recente soggiorno della
squadra nazionale italiana di fondo nel comprensorio
di Livigno in vista dei campionati mondiali di specialità.
Tenendo presente che la risposta al lavoro in quota
è estremamente soggettiva, proprio per le
caratteristiche di disagio ambientale (ipossia)
in cui si svolge, vi sono alcuni aspetti da puntualizzare:
· Il lavoro allenante in altura va condotto
in condizioni psicofisiche ottimali
· E’ fondamentale la scelta dei percorsi,
e dei tempi di recupero, inserendo opportune cure
fisioterapiche e massaggi muscolari
· E’ importante verificare motivazione
e maturità psicofisica dell’atleta,
che consentano di utilizzare tale periodo di lavoro
come uno “stress” positivo allenante.
· Il lavoro in altitudine è un’esperienza
da ripetere nel corso delle stagioni, per acquisire
la consapevolezza di una corretta programmazione,
evitando di attuare lavori lattacidi, che, come
visto, non appaiono indicati in tali condizioni
· Le esperienze più recenti indicano
come opportuni almeno due soggiorni in quota all’anno,
avendo cura di ridurre volume ed intensità
di lavoro negli ultimi giorni, per preparare il
successivo lavoro di trasformazione in condizioni
ottimali.
Dalle considerazioni svolte si evidenzia come il
comprensorio dell’Alta Valtellina sia in grado
di offrire le condizioni ottimali per un lavoro
allenante in altitudine, per ragioni ambientali,
logistico-organizzative, varietà di percorsi,
validità tecnica. A conferma di quanto detto
sta la frequentazione della località da parte
di squadre di alto livello di discipline di resistenza.
Dott. Giulio Rossi,
responsabile del Centro di Medicina Sportiva
dell'Ospedale "E. Morelli" di Sondalo
SPORT E MEDICINA IN ALTA
VALTELLINA
Queste righe trovano cortese ospitalità
nell’ambito della promozione di manifestazioni
sportive destinate ad acquisire crescente popolarità.
Lo scopo é quello di portare a conoscenza
degli atleti che occasionalmente o abitualmente
fanno del comprensorio naturale ed organizzativo
dell’Alta Valtellina il teatro delle proprie
performance, i servizi offerti dalla struttura medico
sportiva dell’Azienda Ospedaliera "E.Morelli"
di Sondalo.
La presente trattazione vuole essere una sorta
di preliminare, spero ad impronta più discorsiva
che tecnica, cui far eventualmente seguire approfondimenti
degli argomenti accennati, nella consapevolezza
di avere come interlocutori atleti sempre più
aggiornati e competenti.
Il Centro si rivolge ad una vasta gamma di utenti,
dalle Società Sportive locali per le problematiche
connesse alla tutela istituzionale della attività
agonistica, alle Federazioni nazionali degli Sport
Invernali e del Ghiaccio per i test di valutazione
funzionale in laboratorio e sul campo delle qualità
fisiologiche allenabili, ai singoli atleti.
Di recente si è registrato un crescente
interesse da parte di associazioni sportive, in
particolare nei settori del ciclismo su strada e
mountain bike, dell’atletica leggera (maratona
e corsa in montagna) e degli sport ”emergenti”
nel nostro territorio, quali lo sci alpinismo e
lo sky runnnig, per lo studio fisiologico dei propri
atleti.
A cosa servono i test di valutazione funzionale
e perché eseguirli?
La raccolta sistematica di informazioni su singole
qualità fisiologiche consente al preparatore
atletico di indirizzare il proprio intervento e
di verificare gli effetti dell’allenamento
sulle qualità stesse. Inoltre la necessità
di impostare un programma allenante secondo criteri
di razionalità improntata all’individualizzazione
del lavoro, impone di acquisire i dati durante la
preparazione e nel corso della stagione agonistica.Tenendo
ben presente che il test di valutazione rappresenta
una delle molteplici componenti che contribuiscono
alla definizione dell’entità atleta
e della sua prestazione sportiva,le prove fisiologiche
devono rispondere a criteri di validità,
attendibilità, oggettività e ripetibilità.
E' perciò importante, negli stessi soggetti,
garantire le medesime condizioni ambientali, con
apparecchiature tecnicamente valide. In modo schematico
possiamo dividere le discipline sportive, secondo
le caratteristiche del gesto tecnico- atletico e
della durata dello sforzo fisiologico, delle fonti
energetiche utilizzate, in attività di resistenza
(sci nordico, corsa su lunghe distanze, ciclismo,
sci alpinismo) e attività di potenza (sci
alpino, bob, corsa veloce, salto in alto ed in lungo,
pescistica); altre discipline presuppongono entrambe
le qualità (ad es. il pattinaggio veloce
su ghiaccio).
Il nostro laboratorio da vari anni, con la collaborazione
di prestigiose Istituzioni in ambito medico sportivo
(il Laboratorio di Alte Prestazioni di S.Caterina
Valfurva, conosciuto per i prestigiosi studi eseguiti
in ambito fisiologico e biomeccanico degli sport
invernali, il settore Ricerche Avanzate del C.N.R.
di Milano, le Università degli studi di Milano,
Pavia e Palermo), studia gli atleti delle squadre
nazionali ricordate. Per quanto riguarda lo sci
alpino si privilegia l’analisi delle caratteristiche
fisiologiche legate alla forza, nelle sue componenti
di esplosività, resistenza all’utilizzo
della forza veloce, forza massimale e resistente
(dinamometro a pressa che definisce le varie caratteristiche
della forza), con l’utilizzo del cardiofrequenzimetro
e dell’accumulo di acido lattico, nel test
condotto su di una pedana a contatti che analizza
balzi singoli o in sequenza (test di Bosco). La
qualità che esprime la resistenza dell’organismo
ad un esercizio prolungato, viene studiata, a seconda
della disciplina in esame, utilizzando differenti
ergometri (cicloergometro, nastro trasportatore),
con monitorizzazione delle principali variabili
fisiologiche avvalendosi di un analizzatore di scambi
gassosi, di un cardiofrequenzimetro, di prelievi
ad intervalli costanti di acido lattico. Si ottengono
in tal modo i parametri fondamentali per l’inquadramento
fisiologico dell’atleta: il massimo consumo
di ossigeno, i valori di soglia aerobica ed anaerobica,
la massima produzione di acido lattico. Tali parametri,
unitamente ad altri direttamente rilevati nel corso
del test (velocità di corsa alla soglia anaerobica
nell’atletica leggera, velocista, potenza
alla soglia anaerobica per il ciclismo) forniscono
un quadro sufficientemente completo per la personalizzazione
di un programma di allenamento. Ricordiamo ancora
una volta come fattori di ordine tecnico e motivazionale
devono essere tenuti in considerazione, talora preponderante,
unitamente all’esito del test valutativo delle
qualità fisiologiche e biomeccaniche. Fondamentale
risulta un’attenta visita medica, completata
da una indagine antropometrica e plicometrica per
lo studio della costituzione ed il controllo della
massa grassa percentuale.
Il Centro medico-sportivo Mario Mevio, oltre all’attività
descritta, riserva una particolare attenzione al
recupero funzionale dell’atleta che abbia
subito un infortunio dell’apparato muscolo
scheletrico, o soffra di disturbi da sovraccarico
distrettuale, utilizzando una dotazione tecnica
all’avanguardia nel settore (dinamometro isocinetico
per la valutazione del danno e la quantificazione
del recupero funzionale muscolare nelle lesioni
capsulo legamentose del ginocchio, idrokinesiterapia,
rieducazione propriocettiva, elettroionoterapia,
laserterapia a CO2, elettrostimolazione neuromuscolare
ed antalgica, mesoterapia, ultrasuonoterapia, litotrissia
ossea e muscolo tendinea). Nel percorso rieducativo
l’atleta si avvale della assistenza di personale
altamente qualificato, nonché di un ottimale
raccordo esistente con le Strutture organizzative
dell’Azienda (diagnostica per immagini, chirurgia
del ginocchio, ortopedia e traumatologia, laboratorio
analisi, cardiologia).
Si accennava all’inizio circa le attività
sportive “emergenti” per numero e qualità
atletiche dei praticanti, favorite nel loro affermarsi,
ancora difficoltoso, dalle caratteristiche fisiche
del comprensorio che fa capo all’Alta Valtellina:
ecco quindi le cronache locali, e non solo, occuparsi
sempre più frequentemente di sci alpinismo,
corsa in montagna, maratone di alta quota. Lo svolgimento
di queste competizioni, che nobilitano la pratica
sportiva nel senso più autentico del termine,
a quote intermedio-alte, pone la questione dell’influenza
della quota sulla prestazione fisica, e soprattutto
della preparazione in altura per le discipline di
resistenza.
La frequentazione di località poste in altitudine
comprese fra i 1500 ed i 2500 m da parte di rappresentative
nazionali in vista della preparazione di appuntamenti
agonistici di particolare rilevanza propone da un
lato la questione della validità scientifica
dello stimolo “stressante positivo”
del soggiorno in quota nel programma di allenamento,
mentre d’altro canto fa ritenere particolarmente
interessanti le competizioni, ad esempio ciclistiche
o podistiche che si svolgono in altitudine.
Dott. Giulio Rossi,
responsabile del Centro di Medicina Sportiva
dell'Ospedale "E. Morelli" di Sondalo
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